venerdì 22 agosto 2008

Catania: tolto l'affido perchè il figlio frequenta Rifondazione!!!

Gli dicono che somiglia a Scamarcio, l'attore. A sedici anni, fa piacere. Ma ha promesso che oggi si taglia i capelli arruffati e magari non lo bollano più come comunista. Circolo Tienanmen, tessera dei Giovani comunisti, trovata dal padre, fotocopiata dai servizi sociali, allegata all'ordinanza del Tribunale di Catania, prima sezione civile, per dimostrare nella causa di affido che la madre non sa badare all'educazione del ragazzo il quale ha "la tessera d'iscrizione a un gruppo di estremisti".

Quindi, M. P. - che preferisce non essere citato con il suo nome, visto che lui, ragazzo esuberante, lo conoscono un po' tutti a Catania - è stato di fatto accusato di essere comunista rifondarolo, uno che frequenta "luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l'uso di sostanze alcoliche e psicotrope", dove cioè c'è il sospetto che si bevano birre e si fumino spinelli. Nel giudizio degli assistenti sociali, le cose stanno pure peggio perché i comunisti sono "estremisti, il segretario del circolo è un maggiorenne che pare abbia provveduto a convincere all'iscrizione e all'attivismo altri ragazzi", tra cui l'amico del cuore del sedicenne, anche lui una testa matta che lo trascina nella vita "senza regole". Non è l'unica ragione, ovvio, per far pendere la bilancia della contesa sull'affido dalla parte paterna, ma la militanza comunista è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. M. P. è stato tolto alla madre e ora assegnato al padre, insieme al fratello più piccolo.

Tra un uomo e una donna, dopo una travagliata separazione, la resa dei conti si scarica spesso sui figli. Cose che succedono, non dovrebbero. La ragione, si sa, non sta mai da una parte sola. Però a Catania, ora ci si è messa di mezzo la politica. Mai infatti i comunisti, rifondaroli o del Pdci, si erano sentiti citati in un tribunale come pericolosi, estremisti, prova provata e sintomo di devianza giovanile. "Fino a ieri si chiamava militanza, e Rifondazione era il partito del presidente della Camera, Fausto Bertinotti; la sinistra comunista aveva due ministri nel governo Prodi", si sfoga Orazio Licandro, responsabile dell'organizzazione del Pdci. Nel partito di Diliberto hanno suonato l'allarme: comincia così la caccia alle streghe, usando in una storia delicata e complessa di affido familiare lo spauracchio dei comunisti, "è l'anticamera della messa al bando, siamo ormai extraparlamentari e anche pericolosi. Non è fascismo? Poco ci manca". Elencati nel dossier del tribunale infatti ci sono la tessera, con il costo dell'adesione, il faccione di Che Guevara e la fede nella rivoluzione riassunta nella frase "No soy un libertador, los libertadores existen, son los pueblos quienes se liberan".

C'è inoltre la parodia di una canzone dei Finley "Adrenalina", ode alla cocaina, riferimenti che mandano in tilt un padre come una madre. Mamma Agata, medico ospedaliero, è disorientata. Il Tribunale la obbliga intanto a versare 200 euro al mese al marito per il mantenimento dei figli, a lasciare la casa nel comune etneo dove la famiglia risiedeva. Nel più pessimista dei suoi incubi, racconta, si aspettava un affido condiviso. L'Istat calcola che ormai in Italia i figli bipartisan del divorzio stanno crescendo fin quasi a diventare sette su dieci. Dev'essere la storia di un'altra Italia, non cose che capitano qua, da queste parti a Catania, taglia corto Agata. Non è disposta a riconoscere argomenti e legittimità delle richieste paterne, che invece ci sono. E il figlio? "Va al mare e studia, ha avuto tre debiti al penultimo anno del classico - greco, latino e filosofia - d'altra parte come può essere sereno con questa guerra in atto?".

Non facile certo, spiegare a M. P. che le difficoltà della vita per alcuni, per lui ad esempio, si sono presentate in anticipo. Capita, ma s'impara prima. Difficile a quanto pare, far comprendere al padre che, come scriveva Freud, l'adolescenza è una malattia grave ma per fortuna si guarisce. L'avvocato della madre Mario Giarrusso assicura che tenterà altri approcci, mediazioni, soluzioni. I comunisti denunciano il clima da "anticamera della messa al bando" che si respira nell'isola. M. ha progetti bellicosi per l'autunno, ma tutti davvero poco preoccupanti: una band con gli amici dove lui vuole suonare il basso e la chitarra, la militanza politica, il teatro grande passione. "Con il suo gruppo ha vinto anche un premio", s'inorgoglisce la dottoressa Agata. Nelle relazioni dei servizi sociali e nell'ordinanza del tribunale le si rimprovera di avere nascosto al marito che il ragazzo ha avuto una "irregolare frequenza scolastica", di avere dato il suo beneplacito a "mancati rientri a casa", oltre a una serie di leggerezze anche verso l'altro fratellino (la figlia più grande è maggiorenne). Ma mai si sarebbe aspettata di trovarsi sotto accusa per le idee del figlio.

da Repubblica.it

4 commenti:

Anonimo ha detto...

naturalmente non era vero ma fà niente.
non vale la pena rettificare.

menzogna = arma dei comunisti.

Marco Mura ha detto...

Caro Anonimo,
inviaci il link , un articolo da un quotidiano, o qualsiasi cosa rettifichi la notizia da noi riportata e la pubblicheremo immediatamente.
Comunque precisiamo che abbiamo riportato la notizia dal quotidiano "la Repubblica" e le dichiarazioni di Paolo Ferrero.
Il nostro indirizzo e-mail è comunisti.alghero@alice.it
Aspettiamo una tua e-mail.
Saluti,
Marco Mura
Fgci Alghero

Anonimo ha detto...

Da siciliainformazioni:

Ragazzo affidato al padre, il giudice smonta il caso: "Che c'entra il comunismo? Mai fatto alcun riferimento"
20 agosto 2008



"Nel mio provvedimento non esistono riferimenti diretti o indiretti all'appartenenza del ragazzo ad alcun partito o circolo. Non ho mai citato il Prc, né parlato di una sua militanza comunista. Non capisco come si possa montare una cosa simile". Il presidente della prima sezione civile del Tribunale di Catania Massimo Escher, che ha affidato al padre un ragazzino di 16 anni e il fratello di 11, nega che alla basa della decisione ci sia l'appartenenza dell'adolescente a Rifondazione Comunista. Nell'ordinanza di due pagine il magistrato fa cenno alla relazione redatta dall'Unità Operativa di Neuropsichiatria della Usl3 di Tremestieri Etneo "laddove - scrive - si segnalano le carenze genitoriali della madre dei due minorenni e la vita 'sregolata' del 16enne".



Nel provvedimento il giudice esemplifica citando: "l'irregolare frequenza scolastica, i mancati rientri a casa, seppure con il beneplacito materno e la frequentazione di luoghi giovanili ove è diffuso l'uso di sostanze alcoliche e psicotrope". "Dove è il cenno a Rifondazione? - si chiede il magistrato - i luoghi a cui si fa riferimento potrebbero essere bar, discoteche". "L'affido condiviso del ragazzo in questo caso - ha concluso - è stato escluso perché la madre aveva difficoltà a gestire il figlio". Nel provvedimento si stabilisce che la madre dei ragazzi, che vive con una terza figlia maggiorenne, debba concorrere al mantenimento dei due minorenni e si assegna la casa della donna all'ex marito.

Fonte: ansa

Anonimo ha detto...

E la stampa rilancia la bufala del comunista perseguitato

Basta leggere il titolo per riconoscere lo scoop da prima pagina: «Sedicenne tolto alla madre / perché milita in Rifondazione». E infatti è proprio in prima pagina, sulla Repubblica di mercoledì. Come ogni scoop che si rispetti, in poche ore lo «riprendono» tutti: agenzie di stampa, siti internet e tg. Di seguito la sintesi della vicenda (per i pochi che non l’hanno già sentita): il tribunale di Catania avrebbe tolto l’affidamento alla madre di un ragazzo di 16 anni «che somiglia a Scamarcio, l’attore», scrivendo nella sentenza «tra le motivazioni anche quelle politiche». Proprio così: «Non è l’unica ragione, ovvio, per far pendere la bilancia della contesa sull’affido dalla parte paterna – scrive la Repubblica –, ma la militanza comunista è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso». Difficile trovare le parole giuste per raccontare un episodio così grave. Ma per fortuna non ce n’è bisogno, perché le cose non sono andate così. Il giorno successivo, cioè mercoledì – mentre l’ex presidente della Camera Bertinotti scrive un telegramma di solidarietà alla madre e il segretario del Prc Paolo Ferrero chiede l’intervento del Quirinale – il giudice autore la sentenza dichiara all’Ansa: «Nel mio provvedimento non esistono riferimenti diretti o indiretti all’appartenenza del ragazzo ad alcun partito o circolo. Non ho mai citato il Prc, né parlato di una sua militanza comunista. Non capisco come si possa montare una cosa simile».
Fine della storia. «Qua parlano le carte», direbbe Marco Travaglio. E poi si sa, certa stampa rispetta sempre le sentenze, i giudici non vanno messi in discussione. E invece questa volta no. La storia del giovane-comunista-siculo-perseguitato è talmente bella che bisogna cavalcarla, anche se è semplicemente falsa. In fondo è semplice: basta far finta che il magistrato non abbia parlato. Titola il Manifesto di ieri: «“È comunista”. lo tolgono alla madre». Risponde Liberazione: «Frequenta i comunisti / Il giudice punisce la madre». E la Repubblica? «Bufera per il giovane Prc affidato al padre». Per trovare la smentita del giudice bisogna cercare il sommarietto in basso a sinistra. «L’affido dei figli di coppie separate è sempre una faccenda complessa, delicata, e segna comunque un trauma nella vita di minori – si sfoga uno zio del ragazzo –. La cosa più grave di questa strumentalizzazione a mezzo stampa è che viene fatta sulla pelle di un ragazzino in difficoltà».