giovedì 20 dicembre 2007

Dove tramonta il sol dell’avvenir

Era il 21 aprile 2007, data che sanciva lo scioglimento dei Ds e la nascita ormai prossima della nuova formazione, ovvero il Partito Democratico. All’epoca scrissi due righe sul mio blog, riflettendo sul significato di quell’evento:

“Giusto oggi si conclude a Firenze il Congresso dei Ds che sancisce lo scioglimento di quest' ultimi, nonché la posa della prima pietra nell'edificio del Partito Democratico […]. Lo riconosco: in questo fine settimana si è scritta la storia nel panorama politico italiano, nello specifico delle vicissitudini del Partito Comunista nel nostro Paese ma con stralci anche per gli altri Partiti. Andiamo con ordine.

Prima di tutto, il PD è un concetto che mi mette tristezza, da buon comunista italiano quale sono. E' inutile che Fassino insista sulla radice socialista e laica del nuovo soggetto: il Pd è (o meglio, sarà) praticamente il corrispettivo italiano dei Democratici statunitensi. Non mi stupirei se come simbolo facessero resuscitare l'asinello. Il Pd, di conseguenza, è il cavallo di Troia per le larghe intese: la presenza di Berlusconi, ospite d'onore(!) al congresso diessino (non un fischio o un insulto: infatti sul Corsera di oggi si rimarcava il fatto di come il PalaMandela fosse infarcito di politici di mestiere-assessori, sindaci, onorevoli-che sapevano quanto fosse controproducente creare polemica in un momento così delicato, tale che possa avere risvolti pure per l'attuale Governo) la dice lunga sulla fisionomia del Pd. Il grande simpatico […], in un'atmosfera pregna di volemose bene ha affermato di condividere le parole di Fassino, di essere "al 95%" convinto del progetto e pronto ad iscriversi. Parole scherzose, per carità, ma se le analizziamo bene leggiamo tra le righe la disponibilità, da parte di Forza Italia, di poter formare un esecutivo con il nuovo partito, considerando la natura democratica, moderata e riformista del monstrum. Può darsi anche che ciò non accadrà mai, ma potrebbe bastare una legge elettorale ad hoc ed uno sbarramento alto che estrometta i partiti estremisti e di contorno e voilà, il gioco è fatto: Pd da una parte, Forza Italia dall'altra, pronti entrambi a collaborare. Alla faccia di Gramsci.

D'altra parte, mi ha sinceramente commosso il discorso di Mussi, pur non avendo condiviso nulla della storia dei Ds. Tuttavia avvertivo nelle sue parole lo sconforto e la delusione di chi ha creduto in un progetto politico che potesse, diciamo, aggiornare i valori socialisti dopo l'89. E invece nel 2007 il Muro, almeno in Italia, è caduto di nuovo. In ogni caso, può
consolare lo sfigatissimo Ministro dell'Università il fatto che in caso vada in porto il suo progetto di partito socialista alternativo sicuramente non avrà problemi ad entrare nel Pse, mentre il Pd si ritrova nell'imbarazzante situazione di entrarci con un solo piede e l'altro fuori dalla porta in virtù di alleato (già mi vedo la scena: il Partito democratico sparso tra il Pse e il Ppe con i suoi onorevoli che si guardano in cagnesco al Parlamento europeo e i leader che si lasciano andare in una girandola di opinioni contrastanti tra loro. Ma insomma, è serio un Partito del genere? Che una parte appoggia Bayrou e l'altra Ségolene? Schizofrenia pura. […].)

In pratica, sento puzza di volpe nel mio pollaio. Come ho già detto, la benedizione di Berlusconi dovrebbe far suonare più di un campanello d'allarme nella sinistra intera. E allora mi permetto di fare esercizio di fantapolitica cercando di tratteggiare il panorama partitico post-pd (quest'ultimo ha l'unico pregio di dare una scossa e far gettare a qualcuno la maschera e mettere in chiaro le carte in tavola), alla luce di una già citata legge elettorale ad hoc:

Sinistra.

Anzitutto, con il Pd sparisce il centrosinistra come lo vediamo oggi, visto che ormai moderati e socialisti-comunisti si separano. Quindi potremmo avere:

- Partito Democratico (ex Margherita, ex-Ds, ex-progetto Ulivo. Dopo una batosta alle amministrative, Di Pietro abbandona ogni indugio e si unisce con l'Italia dei Valori. Franca Rame, per protesta, schiaffeggia il marito nel corso del suo ultimo spettacolo e gli requisisce il Nobel)

- Socialisti: e qui abbiamo due possibilità:
1) Ricostruzione del Psi come auspicato da Boselli. Maxi partito nato dalla fusione di Sdi, Socialisti mussiani, Socialisti di de michelis, quindi craxiani (Bobo Craxi entra, Stefania giura fedeltà eterna a Forza Italia), più qualche socialista quà e là sparso nei vari partiti. Il Psi nasce come soggetto laico,socialista e pacifista: De Michelis e Boselli sulle prime ci stanno, poi uno andrà con forza italia e l'altra busserà di nuovo alle porte dei Radicali;
2) Il Psi di Boselli da una parte, De Michelis e craxiani o si perdono in mille rivoli o formano un Psi speculare ma di destra, e mussiani dall'altra. Ciò ci porta anche al futuro di Rifondazione Comunista:

- Rifondazione, come affermato da Giordano sul Corsera di oggi [ricordo, il 21 aprile 2007, nda], accoglie i mussiani. Sorge però un piccolo problema: la radice comunista. In pratica abbiamo un aut aut: o Mussi e i suoi riaccettano la falce e il martello (dettaglio non da poco), oppure Rifondazione ci rinuncia e nascono i socialisti come erano ai tempi di Nenni (più o meno). A seconda di come si evolve questo bivio, abbiamo due ulteriori conseguenze:
1)Rifondazione rimane in pratica quella che è, con l'aggiunta solo dei mussiani; oppure
2)Terremoto in Rifondazione: abbandona la cosiddetta ala radicale, la falce e il martello e con Mussi crea un nuovo soggetto Socialista, ovviamente ancorato al Pse.

- A parte Rifondazione, del cui destino ho già trattato, Comunisti Italiani e Verdi posso creare la tanto sospirata Confederazione delle Sinistre […] con Rifondazione(se non viene rispettato il punto 2 di cui sopra) CI, Verdi, magari qualche trotzkista sulla via di Damasco (tipo il PCL) e forse Mussi e i suoi se non si realizza l'ampio ventaglio di opzioni già trattato. In ogni caso, spetterebbe a questo nuovo soggetto preservare l'eredità comunista in Italia (e se RC lascia per il socialismo senza falce e martello, tale eredità ricadrebbe interamente sul partito di Diliberto. […]).

- Battitori liberi: i Radicali (sorvoliamo sulle battute). In occasione di una qualsiasi elezione, poi, si alleano a piacimento con una o con quell'altra forza politica (tanto i diritti non hanno colore o bandiera, immagino la pensino così).

Centro.

Ho lasciato per ultimo l'Udeur, in quanto, come molti sanno, si propone la ricostruzione della Democrazia Cristiana (Partito Democratico permettendo). Quindi il padrone dell'ultimo feudo (Ceppaloni) rimasto in Europa, cioè Mastella, fonde il suo partito con Nuova Dc di Rotondi e qualche altro partitino centrista e transfughi da altre forze politiche. Questa mini dc, poi, visti i risultati al di sotto delle aspettative alle elezioni, si unisce definitivamente con l'Udc sempre più svincolato dal centrodestra. Risultato: centro perfetto, Democrazia Cristiana redux, disponibilissima a fare larghe intese con il Pd e la destra.

Destra.

- Forza Italia vuole il partito unico. Fini un po' fa il prezioso, poi dopo la fuga verso il centro di Casini fa armi e bagagli e porta una buona percentuale di An in gita ad Arcore, magari assieme a qualche fuggitivo dalla lega,dal centro e dalla sinistra moderata. Nasce il Pd di Berlusconi (Fi + parte di An + vari ed eventuali). In un ipotetico esecutivo di larghe intese con alto sbarramento i risultati sarebbero apocalittici ed esilaranti al tempo stesso: D'Alema con Berlusconi, Fini con Mastella, la Melandri con la Gardini.

- Terremoto ad An: Fini se va, Storace fa il Mussi della situazione e convince parte del partito e qualche colonnello a fare il correntone nero e a resuscitare l'Msi. La Mussolini coglie la palla al balzo, sotterra l'ascia di guerra tirata fuori ai tempi del Laziogate e unisce alternativa sociale ai transfughi. Si ufficializza il partito della destra estremista che accoglie anche qualche leghista.

- La Lega scompare a livello nazionale (sennò qui non se ne esce più).

Tutto questo è frutto della mia pura fantasia; in pratica, partendo dal Pd, ho tratteggiato il profilo di una vera e propria democrazia bloccata come ai tempi della Dc, benedetta dal proporzionale con sbarramento: Fascisti, Dc, Democratici, Comunisti, insomma.
Che l'Italia stia ormai andando in questa direzione?”

Ora, la sviste ci sono, ovvio, come pensare che la Lega possa sciogliersi a livello nazionale (totalmente impossibile, e me ne sono accorto dopo aver visitato il Veneto, roccaforte padana per eccellenza) o il non avere messo in conto la scheggia impazzita, ovvero Dini, però devo ammettere che su alcune cose sono stato abbastanza lungimirante. Certo, non ci voleva un paragnosta, però alcune parti mettono sinceramente i brividi, come quelle in cui ipotizzo l’unione tra Fi e Pd o il Pd di Berlusconi (sic) (in cui ho ragionato diciamo per eccesso), parti che trattano di eventi effettivamente plausibili. E’ ovvio però che la bozza di legge elettorale Veltroni-Vassalo difficilmente passerà grazie all’ostruzionismo dei piccoli e medi partiti, ma è ormai chiara la volontà del sindaco (nel tempo libero, dico io) di Roma e del nanetto di Arcore di stabilire in Italia un bipolarismo fittizio tra i due colossi, cioè il Partito Democratico e Forza Italia o qualsiasi formazione balzi in testa a Berlusconi ogni volta che è circondato dalla folla e ha un’auto a portata di mano. In pratica, la versione riveduta e corretta del Dalemone, che giocherebbe tra l’altro a vantaggio del cavaliere: anzitutto, con i comunisti fuori verrebbe meno la questione del conflitto d’interessi (e non mi stupirei se Veltroni avesse svenduto la tal questione in cambio di un accordo se non sulle riforme istituzionali almeno sulla legge elettorale), oltre ad altre spine nel fianco dell’ex capo della Cdl che verrebbero subito mitigate da una formazione antagonista a parole ma pur sempre democratica e liberale quanto lo potrebbe essere Fi; in secondo luogo, la decisione di fare del Pdl un network di partiti più che un ex-novo garantisce a Berlusconi un potere immenso considerati i vaghi requisiti per poterne entrare a far parte, ovvero essere moderati, il che autorizzerebbero qualsiasi formazione ad unirsi, esclusi of course i comunisti (c’è una piccola prova a suffragio di ciò che dico, piccola ma significativa: qui ad Alghero un movimento autonomista quale i Sardistas ha già dato l’adesione al Pdl. Poco per volta, mattone dopo mattone, il network si allarga) .

La situazione politica, insomma, non è buona. Cosa rimane a noi, che vogliamo salvare il buon nome della sinistra, o al limite salvarla punto e basta? Beh, per iniziare diciamo che stiamo partendo non male, peggio. Accantonare l’idea di un Partito Unico dei Comunisti, che è ormai diventata un utopia con buona pace di Marx, è stata una colossale zappata sui piedi, un boomerang il cui effetto negativo ci piomberà addosso alla prima occasione utile. Ma poniamo anche il caso di farsene una ragione, via, e passiamo alle altre opzioni, cioè la Confederazione oppure la Federazione. Anche qui, la strada più che in salita è praticamente da scalare, tra volontà di abbandonare la falce e martello da parte, in primis, dei bertinottiani (e qui mi riallaccio a quanto avevo scritto all’indomani dell’ultimo congresso dei Ds) , i deliri dei Verdi che vogliono per forza qualificare con un aggettivo al giorno la nuova formazione, lo sbottare della Sinistra Democratica, il protagonismo di Rifondazione e, da parte del PdCI, lo strappo sul welfare (che condivido pienamente, nel senso che mi sarei rifiutato persino io di votare un protocollo frutto di un compromesso al ribasso). E per fortuna che stiamo parlando di formazioni politiche vicinissime tra di loro. Non basta allora, a quanto pare, la paura di uno sbarramento al 5% esplicito o 10% implicito o un modello à la spagnola che divide l’Italia in 100 collegi per creare unità.

Il solito brutto vizio della sinistra: si cerca la collaborazione reciproca solo in vista di un rischio o di un pericolo imminente. Che poi ciò si chiami Berlusconi o legge elettorale poco importa. Tra l’altro, ed è un’altra grave colpa di cui a mio avviso si sta macchiando l’ala comunista, la formazione della sinistra unita è stato un processo frettoloso, poco pianificato, proceduto per inerzia, e siccome la fretta fa partorire alla gatta i gattini ciechi, ecco che l’8 e il 9 si riuniscono gli Stati Generali della Sinistra per far nascere il nuovo soggetto. Così, di botto. E resta, comunque vada, l’amarezza di non aver colto l’attimo nei tempi giusti, di aver mandato all’aria quel desiderio di unità espresso dal milione di persone scese in piazza il 20 ottobre, di assistere ad una corsa contro il tempo mentre la scena politica viene occupata da nani e ballerine, comunque più accorti e risoluti di noi.

Tenendo poi conto che la stragrande maggioranza degli italiani preferirebbe sentir parlare di problemi concreti che riguardano il loro Paese, piuttosto che di accordi, fusioni e frammentazioni di partiti. E questo, mi pare, non è certo un dettaglio irrilevante.


Luca Santoro

LAICITA' IN ITALIA: SOGNO O REALTA' ?



di Marco Mura












Molte persone sono convinte che l'Italia sia un Paese laico, perché?
Le motivazioni che una certa parte della popolazione italiana (e neanche tanto piccola) espone come certezza della laicità italiana sono, per esempio, il fatto che si possano professare diverse religioni, oppure il fatto che "lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani".

Questo basta per dire l'Italia è un Paese laico? Facendo una breve ricerca su internet, nel sito dell'enciclopedia libera "Wikipedia", si può leggere che "La parola laicità, in senso politico e sociale, denota la rivendicazione, da parte di un individuo o di una entità collettiva, dell'autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui. Laico è, in questo senso, chi ritiene di poter e dovere garantire incondizionatamente la propria libertà di scelta e di azione, particolarmente in ambito politico, rispetto a chi, invece, ritiene di dover conciliare o sottomettere la sua libertà all'autorità di un'ideologia o di un credo religioso (...)". Continuando a leggere ciò che viene posto da "Wikipedia" si ha la possibilità di conoscere con quali criteri si valuta la laicità di uno Stato:

- la legittimità di uno Stato laico non è subalterna rispetto ad altri poteri, come istituzioni religiose o partiti politici;

- uno Stato laico rifugge da qualsiasi mitologia ufficiale, ideologia o religione di Stato;

- uno Stato laico è imparziale rispetto alle differenti religioni e ideologie presenti al suo interno, e garantisce l'eguaglianza giuridica di tutti i cittadini, senza discriminarli sulla base delle loro convinzioni e fedi;

- uno Stato laico riconosce e tutela i diritti di libertà di tutti i suoi cittadini: la libertà di pensiero, di parola, di riunione, di associazione, di culto, ecc. (...) ;

- le leggi di uno Stato laico non devono essere ispirate a dogmi o altre pretese ideologiche di alcune correnti di pensiero (...) .

Una volta letti questi criteri è indispensabile confrontarli con l'Italia, affinché tutti i suoi abitanti (siano essi cittadini, stranieri o extra-comunitari) possano rendersi conto di quanto effettivamente il nostro Paese sia laico o meno.

Secondo la mia opinione, l'Italia è "parzialmente" laica, poiché vi sono molti deputati e senatori che si lasciano condizionare da ciò che viene detto dalla Chiesa. Prendiamo per esempio la discussione sulle Unioni Civili, il Vaticano è fortemente contrario all'approvazione di una legge che le regolamentalizzi e ha chiesto ai deputati cattolici di battersi affinché non venga approvato nessun ddl su questo argomento, conseguenza? Dei DICO non si è più sentito parlare. Oppure, un altro esempio può essere il Referendum sulla legge per la fecondazione assistita e l'aborto, al quale il cardinale Ruini ha chiesto ai cittadini italiani di non esprimere il loro voto, facendoli così mancare a un loro dovere e diritto. Con questo non voglio dire che la Chiesa Cattolica non abbia diritto ad esprimersi, ci mancherebbe altro; ma voglio far notare come si intrometta in modo pesante negli affari della politica italiana.

Il dibattito sulla laicità in Italia si è sviluppato, quindi, soprattutto su alcuni temi, quali la presenza dei simboli religiosi cristiani negli edifici pubblici, l'insegnamento della religione nelle scuole e, appunto, sulla possibilità di regolamentare la fecondazione assistita, l'aborto, le unioni civili (sia eterosessuali sia omosessuali).

E' chiaro che per rendere l'Italia veramente laica, la morale religiosa (qualunque essa sia) non deve essere estesa anche a quelle persone che, per loro convinzioni personali, non credono o non si riconoscono in nessuna religione.

Video della manifestazione del 20 ottobre a Roma

Ringraziamo il prode Marco Mura per questi preziosi contributi (cliccate sui link per guardarli su YouTube o sul video per vederli direttamente sul blog) :



Prima parte





Seco
nda parte





Terza parte




INAIL

In generale…

INAIL è l'acronimo di Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro.

Nasce nel 1898 vista la crescente industrializzazione dell'Italia, per rispondere alle richieste di maggiore tutela per i lavoratori dagli infortuni sul lavoro. l'INAIL è un ente pubblico non economico.

Tutta la normativa in materia di INAIL è regolata dal D.P.R. n. 1124 del 30 giugno 1965.A partire da tale D.P.R. è stata tutelata anche la malattia professionale,definita come quell' evento dannoso per il lavoratore ,che agisce sulla sua capacità lavorativa e che origina da cause non violente (come invece nell'infortunio), bensì connesse con lo svolgimento di quell'attività lavorativa.

Il settore delle prestazioni fornite da questo istituto è stato modificato nel senso di una sempre più ampia tutela nei confronti del lavoratore; basta citare a titolo di esempio:

  • La legge 151/82 che ha esteso al lavoratore agricolo autonomo l’indennità per inabilità temporanea
  • La sentenza della Corte Costituzionale 179/88 in base alla quale il lavoratore può dimostrare l’origine lavorativa della sua malattia anche se questa non è contemplata come professionale
  • La legge 67/88 ha confermato all’Inail le funzioni medico legali e di certificazione nei confronti dei lavoratori infortunati e l’erogazione delle prime cure ambulatoriali mediante convenzioni con le regioni.
  • Infine il decreto 38/2000 ha razionalizzato il ruolo complessivo dell’inail tanto che oggi l’istituto che gestisce l’assicurazione sociale contro gli infortuni sul lavoro, si dedica oltre che alla cura e all’indennizzo in caso di infortunio o di malattia professionale.

L'assicurazione all'INAIL è obbligatoria: se ricorrono le condizioni di legge i datori di lavoro debbono versare annualmente una quota, che viene calcolata moltiplicando il tasso corrispondente all'effettivo rischio cui sono sottoposti i soggetti assicurati (diverso secondo l'attività lavorativa svolta ed il settore di attività di appartenenza) ed un millesimo delle loro retribuzioni complessive.

Con il versamento del premio assicurativo l'INAIL si assume l'onere economico derivante dagli infortuni sul lavoro e dalle malattie professionali che possano colpire i dipendenti e tutte le altre figure equiparate, soggette all'obbligo assicurativo, sia per quanto riguarda l'inabilità temporanea assoluta (cioè il periodo di astensione dal lavoro) sia l'eventuale invalidità permanente residuata. Anche se il datore di lavoro (tenuto per legge) non procede al versamento dei premi di assicurazione, però, il dipendente ha accesso alla tutela (principio della automaticità delle prestazioni).

Il pagamento del premio esonera in genere dalla responsabilità civile il datore di lavoro, tenuto a risponderne solo in caso di colpa riconosciuta con sentenza definitiva del giudice.

L'obbligatorietà di partecipazione all'INAIL ha lo scopo di tutelare il lavoratore che, avendo una controparte diversa dal proprio datore di lavoro, non corre in questo modo rischi economici (dovuti ad esempio al fallimento del datore per cui lavora) e rischi derivanti dalla particolare situazione in cui si trova (il datore di lavoro si troverebbe in una posizione privilegiata).

La nostra indagine parte per approfondire il delicato tema della sicurezza sul lavoro nella città di Alghero e nasce dal confronto con la realtà nazionale che negli ultimi tempi ha visto consumarsi numerosi incidenti, anche mortali e la conseguente mobilitazione delle forze politiche e dei sindacati per porre un freno a questa grave situazione. Il capo dello Stato esprime sulle morti bianche sdegno e dolore. “È ora di decidere e agire”. Il presidente esorta il governo affinché si discuta rapidamente il disegno di legge sulla sicurezza del lavoro. Ci domandiamo allora se la vera soluzione sia creare una nuova legge o esortare il governo e gli organi competenti a far rispettare quella già esistente. Infatti, di per se la 626 è una legge completa e efficace, bisognerebbe piuttosto puntare sulla prevenzione e soprattutto sull’istituzionalizzazione del coordinamento di tutti gli organismi delegati a vigilare sulla sicurezza del lavoro, dall’Asl, alla procura della repubblica, all’INAIL, all’INPS ecc.

A livello locale…

Innanzitutto occorre dire che ad Alghero manca uno sportello INAIL, ma questo dipende da scelte politiche compiute dall’alto, per cui gli algheresi devono far riferimento a Sassari che è la sede centrale della provincia. Per cui ci siamo rivolte:

  • All’INPS: non hanno “potuto” rispondere alle nostre domande perché al di fuori della loro competenza.
  • Al Comune, ufficio Lavoro, dalla sig.ra Baldino: il Comune si occupa solo ed esclusivamente della sicurezza dei propri dipendenti, non è loro competenza assicurarsi che i privati rispettino e facciano rispettare tutte le norme vigenti in tema di sicurezza e non. Giusto. Il Comune in questi ultimi anni non ha MAI organizzato (se non per i propri impiegati!) nessun tipo di iniziativa per sensibilizzare la città sul tema sicurezza sul lavoro, nessuna manifestazione, convegno o cose simili. Anche questo non rientra tra le loro competenze??
  • Asl dal ragioniere Antonello Peana: a parte uffici con una spettacolare vista sul mare, alla Asl non esistono uffici che si occupino della casistica in tema di sicurezza; di tanto in tanto organizzano giornate dedicate al tema sicurezza circoscritte ai loro dipendenti.
  • INAIL, dott.ssa Virginia Melis: l’INAIL, come già detto, accentra i suoi uffici nei capoluoghi di provincia, per cui Sassari si occupa anche della zona di Alghero, e nonostante in passato si siano fatti dei tentativi per aprire uno sportello anche nella nostra città, l’estrema vicinanza con Sassari rispetto ad altre città più lontane, ha fatto tramontare questa ipotesi. Il rapporto con la nostra città è ottimo; da entrambe le parti c’è collaborazione e soddisfazione per il lavoro svolto finora, ovviamente con le dovute eccezioni. Per quanto riguarda la sensibilizzazione del tema sicurezza in città, l’INAIL si è più volte mosso in questo senso, anche recentemente, con l’assegnazione di una borsa di studio all’ITIS per il miglior progetto realizzato in tema di sicurezza e lavoro. Il 22 e il 26 maggio si svolgerà ad Alghero un torneo internazionale di tennis a cui parteciperanno anche persone disabili, proprio per sottolineare il fatto che l’INAIL è sensibile, oltre che al reinserimento nel lavoro di chi subisce infortuni più o meno gravi, al reinserimento nella vita. Collabora spesso con altri enti, e promuove di propria iniziativa eventi sul tema che stiamo affrontando, ma fra questi non figura il nostro comune, che pur non intralciando l’operato svolto da queste associazioni, non si è mai mosso per primo per sviluppare il tema in città, limitandosi a figurare poi tra gli sponsor. In questo periodo l’INAIL ha accentuato i controlli in città, soprattutto nei cantieri edili, dove si concentra il maggior numero di incidenti, attuando il programma “Emersione Lavoro Nero”; l’ideale sarebbe però che ci fosse un coordinamento dei vari organi di controllo, una vigilanza integrata composta da INAIL, INPS e Ispettorato del Lavoro per rendere più efficienti le ispezioni nei diversi posti di lavoro.
  • Operaio edile algherese: denuncia il fatto che ad Alghero i cantieri a norma siano pochissimi e che molti impresari dichiarino lavoratori part-time persone che invece lavorano 8 ore piene al giorno. I rapporti col comune (essendo un’impresa privata) sono praticamente inesistenti. L’unica nota di demerito che gli rivolge è l’estrema lentezza nel trattamento delle pratiche, l’eccessiva burocratizzazione (infatti occorrono numerosi permessi che non sempre arrivano coi tempi giusti) cui ovviamente non tutti si sottopongono, e la lentezza nello smaltimento dei rifiuti dai cantieri a meno che non si sia in qualche modo agevolati da una particolare conoscenza!

Conclusioni

Nonostante gli sforzi, il fenomeno degli infortuni sul lavoro è in drammatica crescita e occorre prenderne atto con amarezza: le nude cifre mettono in luce che nel 2006 le morti bianche sono state 1.280, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente. Ciò significa che il mero intervento legislativo e di controllo non è sufficiente e che il Paese sconta un’involuzione delle condizioni di lavoro. I ritmi, gli orari e l’organizzazione del lavoro nel suo complesso sono inadeguate a tutelare la salute e l’integrità di chi al mattino esce per andare a lavorare e la sera avrebbe il diritto di rincasare sano e salvo. Ciò significa che il mondo delle imprese non può continuare a fare finta di nulla: altro che “fatalità”, sarebbe il caso di iniziare ad assumersi alcune responsabilità, riguardo al nesso tra insicurezza e organizzazione dei tempi in una fabbrica o in un cantiere.

C’è bisogno di nuove normative da un lato e una diversa organizzazione del lavoro dall’altro per affrontare il nodo-sicurezza e fermare l’ecatombe di morti bianche. Ma già nell’immediato occorre investire risorse nell’assunzione di nuovi ispettori del lavoro, costruendo una sinergia tra Asl, enti locali (attraverso le polizie municipali) e ispettori stessi. Con una “rete” messa in condizione di funzionare sarà possibile iniziare a cambiare rotta.

A nostro parere bisognerebbe volgere un occhio di riguardo anche alla condizione della donna infortunata nella società. Da recenti dati infatti risulta che il 41% di esse è insoddisfatta delle informazioni ricevute dopo aver subito l’infortunio; manca un adeguato sostegno psicologico e la reale possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro; inoltre sono troppo esigue le rendite erogate dall’INAIL a loro sostegno.

Non solo. Occorre a nostro parere un maggiore interesse da parte dell’amministrazione comunale in tema di prevenzione, per sensibilizzare i cittadini e renderli protagonisti della sicurezza sul posto di lavoro. Leggendo il programma dell’attuale giunta si può notare con incredulità che l’attenzione posta al lavoro e al lavoratore è LIMITATA a “sostenere chi lavora, chi rischia, chi intraprende, il lavoratore autonomo, professionista, agricoltore, artigiano, commerciante, piccolo o piccolissimo imprenditore” senza porre il più piccolo accento sul “Lavoratore”, operaio o semplice subalterno che esso sia, il quale, più di ogni altro, rischia la propria vita ogni giorno.


Anna Arca Sedda

Nadia Frau

Sul quaderno XXII “Americanismo e Fordismo” di Antonio Gramsci

Di sicuro ai più scettici sembrerà inusuale affrontare un tema delicato e odierno come quello del lavoro rispolverando degli appunti di un quaderno scritti la bellezza di settantatre anni fa nella cella grigia e buia di un carcere. Eppure all’interno di tali appunti è possibile riscontrare acute analisi che ancora oggi possono far scuola e che forse possono fungere da presupposto per uno sguardo critico su come oggi sia diventato il mondo del lavoro.

Il quaderno sull’americanismo e fordismo analizza quel sistema produttivo che nella prima metà del secolo passato prese piede negli Stati Uniti d’America e che nel corso dei decenni influenzò in maniera tangibile anche il sistema produttivo europeo, Italia inclusa.

Per prima cosa va precisato come nelle riflessioni gramsciane l’analisi della struttura economica fosse strettamente correlata alle sovrastrutture e come quest’ultime fossero in grado di influenzare o quanto meno rafforzare la prima.

Per fare un esempio, Gramsci nel paragrafo sulla questione sessuale dimostra come dietro l’apparente moralismo e puritanesimo delle leggi e degli industriali, si nascondesse l’interesse di questi ultimi a render la vita degli operai più sobria e di conseguenza funzionale al sistema produttivo vigente: «[…] i nuovi metodi di lavoro […] domandano una rigida disciplina degli istinti sessuali, cioè un rafforzamento della famiglia in senso largo, della regolamentazione e stabilità dei rapporti sessuali». In questo ambito rientra anche il proibizionismo: «[…] chi lavora a salario, con un orario fisso, non ha tempo da dedicare alla ricerca dell’alcool, non ha tempo da dedicare allo sport di eludere le leggi».

Tutti questi aspetti, secondo il pensatore sardo, erano funzionali alla razionalizzazione del lavoro; ovvero erano finalizzati a sviluppare nel lavoratore gli atteggiamenti macchinali ed automatici, a spezzare il nesso psico-fisico del lavoro professionale qualificato che domandava una certa partecipazione attiva dell’intelligenza al fine di ridurre le operazioni produttive al solo aspetto fisico-macchinale. In sostanza la qualifica del lavoratore era commisurata dal suo disinteressamento intellettuale, cioè dal suo meccanizzarsi.

L’obiettivo ultimo degli industriali era quello di rendere un lavoratore un “gorilla ammaestrato”, non considerando il fatto che la completa meccanizzazione del lavoratore, rendendo l’atto lavorativo equiparabile al gesto fisico che si compie nell’atto di camminare, comportava allo stesso tempo la piena libertà intellettuale del lavoratore, rendeva il cervello sgombero da altre occupazioni; tale libertà avrebbe portato il lavoratore a constatare il fatto di non avere soddisfazioni immediate dal lavoro e il volerlo ridurre ad un gorilla ammaestrato l’avrebbe portato a “pensieri poco conformisti”.

Inoltre, l’adattamento ai nuovi metodi di produzione, si sarebbe dovuto ottenere non solo con la coercizione, ma anche attraverso la persuasione; è in questa dinamica che rientrano gli alti salari.

Gramsci concludeva affermando come i gruppi sociali generati da questo nuovo ordine produttivo sarebbero stati capaci di gettare le basi per un reale cambiamento: «Non è dai gruppi sociali “condannati” dal nuovo ordine che si può attendere la ricostruzione, ma da quelli che stanno creando, per imposizione e con la propria sofferenza, le basi materiali di questo nuovo ordine: essi ”devono” trovare il sistema di vita “originale” e non di marca americana, per far diventare “libertà” ciò che oggi è “necessità”».


Andrea Coghene

Benvenuti!

Finalmente nasce il blog della Fgci di Alghero.

La Fgci è, per chi non lo sapesse la Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani, che si propone tra i suoi obiettivi quello di organizzare tutti quei giovani che sentono la necessità di partecipare in prima persona alle vita pubblica della nostra comunità.
Spesso i più giovani non sanno, per mancanza di una corretta informazione, cosa accade dentro un partito politico, spesso i partiti vengono tratteggiati come arcane e complesse macchine di potere, ma non è il nostro caso.
Noi giovani comunisti italiani, osserviamo e analizziamo i problemi che vive la nostra comunità: percepiamo il forte disagio che soffrono le lavoratrici e i lavoratori, molti dei quali precari, che ad Alghero non hanno voce e vengono quotidianamente ammutoliti dalla cultura dell'apparenza e del finto benessere diffuso; percepiamo un disagio da parte di tutti i giovani che sono costretti ad emigrare dalla nostra splendida città per trovare lavoro in altre terre, spesso molto lontane, abbandonando affetti ed amicizie; percepiamo il disagio e la frustrazione degli studenti e delle studentesse che non potendosi permettere certi svaghi trovano riparo nella noia quotidiana, e non certo in strutture adeguatamente attrezzate ad ospitare attività ricreative , artistiche e culturali; percepiamo il disagio delle famiglie che non permettendosi il pasto quotidiano, sono costrette a sfruttare i servizi assistenziali, senza ricevere adeguati strumenti di integrazione sociale da parte della amministrazione comunale; percepiamo l'assenza di un piano urbanistico comunale e di un piano di edilizia popolare; percepiamo i bisogni di quelle famiglie per le quali sta diventando un lusso mantenere i propri figli a scuola o all'università!!

Vedete, dentro un partito politico si discute di questo e molto altro...

Nasce il blog della Fgci di Alghero, un luogo aperto a tutti: iscritti, simpatizzanti e anche a coloro che vorrebbero muoverci critiche alle quali saremo ben lieti di rispondere... Questa potrebbe essere un occasione per allargare la discussione al di fuori della nostra sezione , per dimostrare che il partito dei comunisti italiani è un partito che valorizza i giovani , le loro proposte e che promuove la discussione senza che nessuno venga escluso.
Per questo vi aspettiamo numerosi...


Andrea Devoto
Coordinatore Fgci
Federazione di Sassari