lunedì 23 gennaio 2012

Decreto legge Severino e situazione carceraria in Italia: diciamo la nostra


di Alessandro Dore *

Il decreto legge Severino del 22 dicembre 2011, n. 211, denominato ''svuota-carceri'' è stato presentato dai media come il provvedimento che risolverà una volta per tutte il problema del sovraffollamento carcerario.
Il decreto, ha tra i punti salienti l'estensione del periodo detentivo da 12 a 18 mesi presso gli arresti domiciliari. In questo modo si cerca di risolvere il problema delle cosiddette ''porte girevoli''  che rappresentano circa 21 mila detenuti. Un problema che in Italia è una piaga sociale ormai da anni. Infatti, questi soggetti una volta acquistata la libertà, tornano dopo pochi mesi (talvolta anche giorni) in carcere. Questo fenomeno è dovuto dal fatto che i detenuti non hanno dei mezzi di sussistenza adeguati, sono spesso abbandonati dai propri cari e lo stato non offre delle strutture socio-assistenziali adeguate. In questo modo si crea uno scenario nel quale questi individui preferiscono tornare in carcere. Un'altra riflessione importante va fatta riguardo al provvedimento che impone la detenzione di alcuni carcerati nelle celle delle forze dell'ordine (1057 in tutto) .Stando alle dichiarazioni del vice capo della polizia Francesco Cirillo, sono troppo poche. Queste celle sono per il 90 % non in regola, e richiederebbero una cifra enorme per la ristrutturazione. Molte non possiedono servizi igienici, non hanno una metratura a norma di legge e le strutture non sono attrezzate per l'ora d'aria. Inoltre le forze dell'ordine non sono addestrate per occuparsi dei carcerati 24 ore su 24. Dei carcerati all'interno delle celle se ne dovrebbe occupare solo la polizia penitenziaria. In questo modo, le forze dell'ordine potrebbero sfogare in maniera efferata la propria frustazione e inadeguatezza verso i detenuti. I casi di suicidio aumentano ogni anno, e le vittime come Stefano Cucchi non sono degli episodi isolati.
Ad oggi le carceri italiane ( sia le camere di sicurezza citate qua sopra, sia i carceri'' totali'' sparsi per tutta la penisola) sono delle strutture che ledono i più elementari principi costituzionali (vedi 3°comma art.27 cost''Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione dell'individuo'' e Legge 26 luglio 1975 n. 354, che all'art. 1, ultimo comma, recita: "nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda al reinserimento sociale degli stessi").
Di fronte ad un quadro così catastrofico, è evidente che da comunisti non possiamo essere indifferenti ad un annientameno dei principi costituzionali. Se analizziamo alcuni carceri italiani, vediamo che il nostro sistema  è uno dei peggiori d'Europa . Secondo una relazione parlamentare del consiglio europeo, l'Italia occupa il 7° posto dei 47 paesi membri per violazione dei diritti umani (davanti a noi vi è solo la Turchia e alcuni paesi dell'est). Se analizziamo il sitema carcerario più dettagliatamente, in Sardegna ad esempio, i carceri di buon Cammino a Cagliari e di San Bestiano a Sassari, sono classificati tra i primi 10 peggiori d'Italia. Le strutture sono fattiscenti (talvolta anche pericolanti come nel caso del carcere di San Sebastiano). Non vi è un adeguato servizio psicologico  in grado di garantire ai detenuti una via riabilitativa (uno solo per circa 500 detenuti a Cagliari). Il carcere di buon Cammino ha un dato di sovrappopolamento molto forte, dato che contiene 515 detenuti, mentre il limite è di 315, e i servizi igienico sanitari e gli spazi per l'ora d'aria non sono sufficienti. In questo modo i detenuti sono costretti a trascorrere la maggior parte del loro tempo nelle celle sovrappopolate. In Sardegna da circa 5 anni sono iniziati i progetti per la costruzione di 4 nuove carceri a norma di legge (Sassari, Cagliari, Olbia e Oristano) e alcuni di questi avrebbero dovuto vedere la fine dei lavori lo scorso. Purtroppo, ancora nessuno di questi carceri è stato concluso a causa di problemi legati alle imprese costruttrici, dato che le imprese che vinsero gli appalti, appertenevano alla famosa ''cricca'' del gruppo Anemone. Dopo aver speso più di 100 miliardi solo per la costruzione dei due nuovi carceri di Sassari e Cagliari. La Sardegna nel 2012, non ha delle strutture carcerarie che rispettano i diritti fondamentali dell'essere umano. Oltre a questo, abbiamo un carcere a pochi chilometri da Oristano che è stato completato nel 1989. Il carcere era struttura a norma di legge, è costato più di 5 miliardi delle vecchie lire e non è mai stato utilizzato. Ora questa struttura è fatiscente, non la si può strutturare e sono necessari altri fondi per demolirla completamente. Oltre a questo, 2 anni fa si sono stanziati altri fondi per la costruzione di un nuovo carcere ad Oristano. La costruzione del nuovo carcere è prevista a pochi chilometri dal carcere fantasma qua soppra descritto. In questo modo si aumenta ulteriormente lo sperpero di denaro pubblico con il risultato che non si hanno nemmeno strutture a norma.
La situazione a livello nazionale non è assolutamente migliore di quella sarda. Le carceri costruite e mai utilizzate sono più di 40 in tutto il paese, e quelle esistenti come come Poggio Reale a Napoli, Rebibbia e San Vittore (solo per citarne alcuni) sono considerati delle vere e proprie discariche sociali, che calpestano giorno dopo giorno l'articolo 47 della costituzione e le norme elementari di etica civile. In  questo modo, una volta che l'individuo esce dal carcere, anzichè essere riabilitato e in sintonia con la società, capace di costruirsi un futuro radioso dal punto di vista etico e lavorativo, sarà un individuo represso, in lotta con il prossimo e sempre in conflitto con se stesso, costretto a delinquere perchè non ha altri mezzi e altre alternative.
In Italia, non si considerano dei fattori di estrema importanza. Il mondo carcerario è composto per il 30% da tossicodipendenti, per un altro 30% da stranieri e per il 20% da individui con problemi psichiatrici. Di fronte a questi dati, è evidente che il sistema del carcere ''totale''  è un sistema fallimentare che porta l'individuo ad essere recidivo. I problemi psichiatrici, L'immigrazione e la tossicodipendenza sono dei problemi risolvibili con un lavoro preventivo nei territori. Bisogna optare quindi per delle misure alternative al carcere classico, dato che molti di questi detenuti non dovrebbero nemmeno esserci in carcere. Il carcere, per degli individui con disturbi psichici, per dei tossicodipendenti e per degli immigrati, sarà solo un luogo dove accresceranno odio, rabbia e risentimento coloro che stanno fuori dalle mura circondariali. Nel nostro paese, vi sono delle esperienze carcerarie che utilizzano metodi alternativi a quello classico, tendenti alla riabilitazione e rieducazione dell'individuo. L'esempio per eccellenza è rappresentato dal carcere di Bollate, una struttura nuova con una disponibilità di 1100 posti. A bollate non vi sono più di 1110 detenuti. Vi sono dei progetti scolastici che permettono all'individuo di ottenere un titolo di studio. Vi sono delle strutture sportive e dei progetti che permettono a questo di lavorare all'interno del carcere. 
Confrontando i dati tra strutture carcerarie totali, alternative e il carcere di Bollate, scopriamo che i dati dimostrano che i detenuti recidivi  reclusi in una struttura carceraria totale sono il 67 %. Quelli reclusi in strutture alternative il 19%. Infine, i recidivi che sono stati reclusi a Bollate  sono solamente il 12%. Questi dati, sono segnale evidente che quando si applicano dei metodi in linea con gli articoli della nostra costituzione,abbiamo più possibilità di vivere in una società migliore. Una società che permette a qualsiasi individuo di poter rimediare ai propri errori e di poter diventare una persona migliore. In conclusione, il decreto Severino è un decreto che aumenta la possibilità che il sistema carcerario italiano sia ancora di più un sistema antidemocratico e anticostituzionale. Nemmeno il provvedimento di recludere i detenuti che hanno pene inferiori ai 4 anni è efficace. Questo, risulta essere inadeguato, perchè non fa niente per riabilitare l'individuo nella società. L'individuo  viene solamente internato nelle sue mura domestiche, in modo tale da risolvere temporaneamente il problema del sovrappopolamento carcerario. Non si considera che in Italia i carcerati aumentano ad un ritmo di mille all'anno. In questo modo il sistema carcere come istituzione totale, dimostra di aver fallito. Il carcere deve essere un luogo dove colui che ha commesso l'ingiustizia paghi il proprio prezzo alla società solo ed unicamente nella relusione! L'individuo internato, deve essere reinserito nella società per condurre una vita dignitosa! L'individuo non deve essere represso e calpestato fisicamente e moralmente! La pena, non deve essere qualcosa che leda la sua dignità umana e morale!
Compagni, credo che ora più che mai dobbiamo avere l'intraprendenza di occuparci di tematiche come questa. Laddove vi è un provvedimento che lede i principi della nostra carta costituzionale, noi dobbiamo fare il possibile per metterlo in evidenza e per combatterlo. Dobbiamo lottare da veri comunisti! Dobbiamo lottare da veri partigiani della costituzione!

*Alessandro Dore, Esecutivo nazionale FGCI - coordinatore regionale FGCI Sardegna

1 commento:

Anonimo ha detto...

ogni tanto si sente una cosa seria. complimenti per quanto esposto. sappiate che l'unica medicina e questa mattanza e l'amnistia.